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Intervita con il Dr. Giovanni Di Prima  
Consulente del lavoro ed Esperto del mercato del lavoro.

www.studiodiprima.it

Dott. Di Prima cosa si intende per “Mobbing”?

Per "mobbing" deve intendersi la condotta del datore di lavoro o del superiore gerarchico, sistematica e protratta nel tempo, tenuta nei confronti del lavoratore nell'ambiente di lavoro, che si risolve in comportamenti ostili reiterati che finiscono per assumere forme di prevaricazione o di persecuzione psicologica, da cui può conseguire la mortificazione morale e l'emarginazione del dipendente, con effetto lesivo del suo equilibrio psicofisico e del complesso della sua personalità.

Quali elementi determinano tale condotta del datore di lavoro?

La condotta lesiva del datore di lavoro è determinata da quattro condizioni:

1)       una molteplicità di comportamenti di carattere persecutorio, illeciti o anche leciti se considerati singolarmente, che siano stati posti in essere in modo mirato e prolungato contro il dipendente con una intenzione repressiva;

2)        un collegamento tra la condotta del datore o del superiore gerarchico e il pregiudizio all'integrità psicofisica del lavoratore;

3)       ci sia un fatto dannoso per la salute o per la personalità del dipendente;

4)        la prova della volontà persecutoria.

Esiste una normativa che regolamenta tale materia?

Solo la giurisprudenza è intervenuta sulla questione elaborando una serie di principi fondamentali.

In sede giurisprudenziale, infatti, si è cercato di dare una definizione del termine "mobbing" e di chiarire quali sono i presupposti della responsabilità datoriale.

Si sostiene, infatti, che il Mobbing consiste in una condotta finalizzata all'emarginazione personale e professionale del lavoratore e  nello specifico, di un comportamento che assume  condotte di persecuzione psicologica, realizzata, principalmente, nell’ambiente di lavoro.

Può chiarire il concetto di persecuzione psicologica?

La condotta persecutoria è costituita da singoli episodi sistematici e reiterati nel tempo, tant'è vero che non deve avere necessariamente carattere illecito, essere illegittima o immediatamente lesiva. Infatti, occorre considerare i singoli eventi nel loro complesso ed in modo unitario. In tal modo è possibile stabilire se, nel tempo, si sia prodotto un danno.

Quanti tipi di mobbing si possono individuare?

In uso comune, si tende a  distinguere tra mobbing gerarchico (verticale) e mobbing ambientale (orizzontale): nella prima ipotesi, gli abusi sono commessi da superiori gerarchici della vittima, nella seconda dai suoi colleghi.

Nel primo caso, l'attività persecutoria determinata dal superiore, è finalizzata solitamente a coartare il lavoratore alle dimissioni, con l’appoggio degli altri colleghi che preferiscono assecondare il superiore, piuttosto che prendere le difese della vittima, per evitare complicazioni.

Nel secondo caso, l'attività ostile è agita dai colleghi verso un lavoratore non integrato nell'organizzazione aziendale per diverse motivazioni, come la disabilità, inadattamento ambientale o caratteriale.

Ci può fare qualche esempio di condotte repressive?

Le condotte repressive, secondo la giurisprudenza, sono: la sottrazione non giustificata di incarichi o nella dequalificazione delle mansioni a compiti banali così da rendere umiliante lo svolgimento del lavoro.

Può consistere, inoltre, in rimproveri e richiami, espressi solitamente in pubblico, anche per motivi futili;

In generale possiamo affermare che sono tutte quelle azioni determinate per porre il dipendente nella condizione di non poter più eseguire il proprio lavoro o, comunque, di crescere professionalmente.

La condotta mobbizzante può comportare seri danni di natura fisica e psicologica?

Si. In particolare la patologia più frequente è il disturbo dell'adattamento, i cui sintomi più evidenti consistono in stati di depressione e ansia, la perdita di autostima, mal di testa, tremore, problemi cardiaci e gastrite, che determinano conseguentemente il deterioramento della vita sociale e dei rapporti interpersonali.

Cosa può rischiare il datore di lavoro?

La Giurisprudenza ha previsto a carico del datore di lavoro, una responsabilità penale (gli atti possono essere qualificati come lesioni, gravi, gravissime o colpose), ma anche di natura civile: è risarcibile, infatti, il danno biologico da mobbing.

La norma sulla quale, è stato effettuato questo riconoscimento è l'art. 2087 cod. civ.. Qust’ultima, infatti dispone che "l'imprenditore è tenuto ad adottare nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro".

Come si può notare il legislatore sancisce un principio di carattere generale: l'ordinamento ha imposto, a carico del datore di lavoro, un obbligo generalizzato di prevenzione, a tutela dell'integrità psicofisica del lavoratore.

Obbligo la cui attuazione non è specificata: il datore di lavoro è tenuto ad adottare quelle misure previste da leggi speciali e clausole contrattuali, ed evitare, con qualsiasi mezzo, la produzione di un danno per il lavoratore.

Naturalmente, sarà poi compito del Giudice di merito verificare se vi sia stato in concreto un inadempimento od omissione, valutando come ha agito l'imprenditore e la sussistenza di un nesso di causalità.

 

 

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